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Il ruolo dell’innovazione nel mondo del lavoro

Spesso oggi si sente parlare di innovazione tecnologica e in tal senso anche l’Italia ha voluto in qualche modo rilanciare questo processo di crescita degli strumenti, sia teorici sia materiali tramite cui l’economia agisce sui propri interessi, ideando la figura dell’Innovation Manager, figura atta a fornire alle PMI e alle reti d’impresa servizi di consulenza specialistica finalizzati a sostenere processi di innovazione negli ambiti della trasformazione tecnologica e digitale, ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi, accesso ai mercati finanziari e dei capitali [1]. Ma in effetti chi è l’innovatore e quale apporto da in più ad un’azienda? Ma soprattutto, che ruolo gioca oggi la ricerca scientifica all’interno del contesto aziendale?

Per rispondere a queste domande facciamo un piccolo passo indietro. Da quando nel 2011 è stato lanciato il protocollo ipv6 [2] il paradigma dell’Internet of Things ha avuto un incremento sempre più rapido. Conseguentemente, grazie ad una mole di dati sempre più vasta con i Big Data e l’evoluzione tecnologica della rete internet, si è avuto un sempre più crescente impulso verso l’innovazione soprattutto in vari ambiti con moltissime possibilità applicative [3]. Con la possibilità quindi di avere sempre più dati a disposizione e una conoscenza più approfondita della realtà, anche la ricerca scientifica stessa ha iniziato ad evolvere rapidamente e a proporre soluzioni tecnologiche industrializzabili più rapidamente e a costi più ridotti di sviluppo. In aggiunta ciò ha permesso di colmare in parte, per alcuni settori scientifici, il gap che divide i tempi della ricerca con quelli dell’azienda.

Questo ha fatto si che figure professionali esperte di ricerca e sviluppo sono maggiormente apprezzate all’interno delle aziende e sono diventate con il tempo sempre più strategiche e importanti. L’introduzione poi di nuovi modelli aziendali e le nuove sfide a cui oggi andiamo incontro hanno reso centrali queste figure per chiunque voglia intraprendere una strada imprenditoriale innovativa. Di qui quindi l’esigenza di avere una figura di raccordo tra quella che è l’innovazione, intesa non solo tecnologica ma anche di processo, e la necessità di fare business innovativo. Questa figura professionale quindi non solo deve essere esperta di innovazione ma anche deve conoscere il tessuto sociale ed economico dove si va ad innestare.

Diventa quindi importante capire che non basta la sola preparazione “scolastica” a definire questa figura ma serve anche una buona dote di esperienze sul campo. Infatti, data la dinamicità con cui l’innovazione tecnologica viaggia e alcune resistenze aziendali soprattutto in settori in cui l’innovazione è vista come un tabù diventa ancora più importante avere un background di esperienza diversificato [4]. Per molti quindi oggi la sfida più importante resta quindi quella di riuscire a portare l’innovazione all’interno delle aziende per dare valore aggiunto e generare business grazie all’apporto di nuovi asset tecnologici sviluppati a partire dalla ricerca scientifica.

RIFERIMENTI:

[1] https://www.mise.gov.it/index.php/it/198-notizie-stampa/2040014-innovation-manager-stabiliti-i-termini-per-l-iscrizione-nell-elenco-dei-manager-qualificati-e-delle-societa-di-consulenza

[2] https://ieeexplore.ieee.org/document/6380493

[3] https://ieeexplore.ieee.org/document/7123563

[4] https://www.ninjamarketing.it/2019/11/26/innovation-manager-voucher-pmi/

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